LA CASA

Abitare in campagna ha non pochi vantaggi, se sei bambino, ma soprattutto se il tuo migliore amico, vive in cascina.

Metà della mia infanzia l’ho trascorsa da Stefano, figlio di un agricoltore il cui padre era agricoltore e via così per un po di generazioni.

La sua cascina aveva il grande vantaggio di essere praticamente appiccicata al paese, in cinque minuti di bici ero da lui.

A dieci anni, ci arrampicavamo sulle palle di fieno, facevamo i salti dal fienile, salivamo sui trattori, ci calavamo nei pozzi, facevamo delle graziose gite nei fossi. Tutte cose che si fanno anche oggi, sì, davanti ad un monitor però.

Da lui, mi trasformavo in un essere invincibile. Suo padre in più, tanto per mettere benzina sul fuoco organizzava sempre un mega raduno di bambini, per l’annuale battaglia tra indiani e cowboy con tanto di fortino, interamente fatto in legno. Potete ben immaginare le botte che volavano.

In più, giusto per completare l’opera, davanti alla cascina c’era un enorme capannone che nascondeva una vecchia casa disabitata a due piani. In paese, giravano parecchie voci su quella casa, ed era sempre stato il nostro pallino.

Quell’estate, di parecchi anni fa, era giunta finalmente l’ora di capire cosa celasse all’interno delle sue mura.

Per la spedizione ci diede man forte Paolo, un ragazzotto tanto robusto quanto tonto.

Il materiale era pronto, torce e un piede di porco. Nulla di più. Decidemmo di entrare verso sera.

Senza farci vedere, superammo il capannone e in men che non si dica l’ingresso della casa era davanti a noi, il cuore batteva talmente forte che potevi sentire quello dei compagni. La porta di legno era semi chiusa, tutto era buio intorno a noi, lentamente scivolammo all’interno della casa, le scritte abbondavano sui muri e pezzi di vetro e legno coprivano il pavimento come fossero un tappeto. A sinistra notammo subito una vecchia cucina dismessa con tanto di canna fumaria penzolante.

In salotto, un vecchio divano sventrato era in un angolo.

Seguiti dallo scricchiolio dei vetri sotto i nostri piedi, salimmo le scale, a destra una stanza vuota, poi un’altra.

Mancava l’ultima stanza da ispezionare, la tensione era palpabile, inghiottiti dal buio del corridoio arrivammo sulla soglia della porta, una spinta e la porta si spalanco’. Di fronte a noi vi erano chiari segni di presenza umana, un materasso squarciato, qualche pentolino e quello che a tutti gli effetti ci sembrava un fuoco appena spento, per terra qua e là, notammo delle siringhe.

In men che non si dica, io e stefano ci lanciammo alla velocità della luce lungo il corridoio, corremmo giù per le scale, la sensazione fu quella di avere qualcuno alle spalle, imboccammo l’uscita e finalmente senza mai fermarci ci trovammo ad una decina di metri dalla casa.

Il fiatone e la paura lasciarono pian piano spazio alla lucidità,

paolo? Che fine aveva fatto paolo, presi dalla foga non c’eravamo minimamente accorti della sua assenza. La paura tornò lentamente a galla.

In lontananza udimmo alcune sirene che a poco a poco, si fecero sempre più vicine.

Confusi e impauriti ci appostammo dietro ad un muretto, nascosto da alcuni arbusti. Iniziammo a vedere le luci dei lampeggianti in lontananza. Oramai la situazione era chiara, la nostra spedizione a quanto pare non era passata inosservata.

Il mio pensiero era rivolto a Paolo, che diavolo di fine aveva fatto?

Ben presto il mistero fu risolto, le volanti arrivarono nell’esatto momento in cui lui sbuco’ in fretta e furia dalla porta di ingresso…

… ottimo lavoro Paolo, ottimo lavoro.

15 comments

  1. endorsum · settembre 15

    ah, che tempi! 😀

    Piace a 1 persona

  2. Giusy · settembre 15

    bello sto scritto. Mi hai ricordato da un lato il fatto che io sia cresciuta in campagna, praticamente.. e dall’altro cose che per un certo periodo si vedevano davvero tanto… e beh.. come hai detto tu “ogni epoca ha le sue”.

    Piace a 1 persona

  3. Whisky Cigar and workout · settembre 15

    Una SAGGIA contadinella 😊

    "Mi piace"

  4. Vincenzo · settembre 15

    Bravo, soprattutto per la capacità descrittiva. Mi hai tenuto incollato al racconto.

    Piace a 1 persona

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...