LA GESTIONE DELL’INFORTUNIO

incipit: facciamo subito le corna e tocchiamoci i beep

Quando ci si allena è normale infortunarsi a dir la verità è quasi più facile farsi male se, non ci si allena, detto ciò vi fornirò il mio pensiero in merito a questo tanto odiato argomento.

Bene, partirò dicendovi che qualche infortunio più o meno grave l’ho subito nel corso della mia NONcarriera sportiva.

Inizialmente da inesperto qual ero, una volta accaduto il misfatto, mi mettevo totalmente nelle mani del medico, del fisioterapista o chi per esso. Il discorso filava, lui è il professionista, lui mi risolverà il problema.

Perfetto, novanta per cento di insuccessi e sono stato ancora buono. Cioè nel novanta per cento dei casi il mio problema non veniva risolto.

Ma com’è possibile vi chiederete?

Ve lo spiego subito, anzitutto gli operatori sanitari sono esseri umani e come tali possono sbagliare, secondariamente siete voi i soli responsabili del vostro infortunio e della vostra guarigione, esageriamo per rendere l’idea, immaginate di dovervi curare in una zona sperduta e remota del pianeta, siete voi e voi. Vi siete fatti male, dovete guarire. Non so se mi sono spiegato, trovereste sicuramente il modo di risolvere il problema o per lo meno ci provereste in tutte le maniere possibili immaginabili, altrimenti, ciao ciao.

Siamo diventati troppo pigri anche in questo, mi fa male la spalla? Bene, per prima cosa, ascolta il dolore, quando aumenta? quando diminuisce? ci sono movimenti che lo incrementano? Altri invece mi fanno bene? È più la sera? O la mattina? Ecc.

Non posso pensare…mi fa male la spalla bene vado da tre osteopati diversi, cinque fisioterapisti, faccio agopuntura e massaggi tantrici, li pago mi risolveranno il problema. Si può essere, ma può anche essere di no. La spalla è vostra.

Che sia chiaro non vi sto dicendo di non andare dal professionista, un po’ come fanno i no-vax (☞ ᐛ )☞, vi sto dicendo semplicemente di metterci il giusto impegno nel risolvere il vostro infortunio.

Torno a ribadire, impariamo ad ascoltarci, senza scadere troppo nel trascendentale ma, ascoltiamo gli stimoli che ci invia il nostro corpo e agiamo di conseguenza. Vi assicuro che, anche se non riuscirete a risolvere il vostro problema da soli, avrete un sacco di informazioni utili da comunicare al vostro fisioterapista

ALLENATI A SENSAZIONE

Da un po di tempo a questa parte ho riscoperto quello che in gergo viene chiamato allenamento a sensazione.

Come dice la parola stessa, allenarsi a sensazione vuol dire ascoltare tassativamente il proprio corpo, in modo da poter capire i propri limiti per cercare di superarli.

Non fraintendete, non sto dicendo che bisogna allenarsi a caso, è giusto avere una programmazione, è giusto segnarsi i progressi ma è altrettanto giusto ascoltarsi.

Diventa quindi fondamentale trovare un compromesso tra programma e sensazione.

Come spesso succede nei salti generazionali, siamo passati dal non avere programmi di allenamento ad avere programmazioni che ti suggeriscono anche quando sbadigliare durante la sessione. Tabelle piene zeppe di numeri e percentuali, tempi di recupero da rispettare al millesimo di secondo e molto altro ancora.

Ora capisco un atleta che deve preparare una competizione e che molto probabilmente farà solo quello, ma, per un comune mortale che lavora e deve occuparsi di casa e famiglia, schede di allenamento troppo complesse, possono diventare esse stesse fonte di stress.

In definitiva è giusto avere delle linee guida da seguire, in modo tale da poter alternare giorni e tipologie di allenamento ma allo stesso tempo è giusto imparare a gestire carichi, tempi di lavoro e di recupero ascoltando le proprie sensazioni.