Mettersi in Società

Oggi giorno mettersi in società con qualcuno equivale a fare bungee jumping senza elastico.

E non ditemi che voi siete in società con qualcuno da quarant’anni, tanto non vi credo o se vi credo è solo perché ho scoperto che uno dei due soci, che compongono la vostra società, non percepisce utili.

Tre miei ex colleghi anni orsono decisero di mettersi in società, in fase di progettazione sembravano tre morosi alle prime uscite. Poi come tutte le grandi storie d’amore, quando iniziarono ad arrivare affitti e bollette da pagare, la società saltò, con tanto di minacce di azioni legali.

Nel nostro bellissimo secolo, dove spopolano avidità ed egoismo, gruppi organizzati crescono e si estinguono con la stessa velocità che una miccia ha nell’innescare un petardo.

Anch’io ebbi la mia piccola esperienza, sapete?

Collaboravo con una dottoressa, graziosa e minuta. Così graziosa e minuta che avrebbe ucciso, pur di spillare dieci centesimi a qualcuno. Questa cosa con gli anni l’aveva consumata, portava sul corpo i segni di questa maledetta avidità. La nostra, per fortuna, non era propriamente una società, bensì una semplice collaborazione. Sta di fatto che non appena ebbi le prime avvisaglie di questo suo “problema”, mi sganciai prontamente da questa collaborazione.

Non capisco proprio come ci si possa ridurre così. Eppure quante persone intorno a voi fanno la su detta fine? Scommetto tante.

Benissimo, la lettura di questo articolo vi è costata cinque euro, entro oggi voglio il bonifico. (˵ ͡° ͜ʖ ͡°˵)

CONSIDERAZIONI SERALI

Ci sono persone che tendono inesorabilmente alla provocazione, a screditare in continuazione il pensiero altrui, a sminuire il prossimo, subentrano nei discorsi con la loro saccenteria, come a dire, “eccomi io sono dio e la verità ce l’ho in tasca” Ohibò.

Il loro scopo non è interagire, confrontarsi, bensì mostrarsi al pubblico, in tutto il loro splendore.

Probabilmente scorrendo il loro albero genealogico, scopriremmo che discendono da antiche dinastie di re.

Anche se è più probabile che i loro antenati fossero degli umili sguatteri (con tutto il rispetto).

Amici miei, se ancora ne ho, sappiate che queste sono persone deboli ed insicure. Se voi li attaccate, loro si volatilizzeranno nelle crepe dei muri come scarafaggi.

Ribadisco, entrate sempre in punta di piedi e con umiltà nei pensieri altrui.

AUTOSCONTRI

è così che intendo i rapporti umani, un po’ come essere sulle autoscontri, come si faceva da bambini. E con chi vi scontravate solitamente? Ve lo dico io, vecchie volpi, con quella o quello che volevate conoscere. Dai non fate i timidi, funzionava così. L’effetto sortito non era sempre quello ricercato, ma questa è un’altra storia.

Ci si scontra per conoscersi, troppo bello farsi quattro sorrisi, mettere qualche pollice in su qua e là, scriversi due messaggi e pretendere che l’altro sia a vostra completa disposizione, in tutto e per tutto.

Chiariamo che, per scontrarsi non intendo minacciare o insultare l’altro, ma semplicemente metterlo alla prova, capire le sue reazioni sotto “stress”. Un po’ come quando ci si allena, i veri campioni si vedono quando le cose vanno male, periodo difficile, infortuni, risultati che non arrivano.

Vero che io in questo a volte esagero, ma fidatevi, per prima cosa funziona e secondariamente vi levate dalle palle un sacco di persone che non sono compatibili con voi, che si tratti di amicizia, sentimenti o lavoro.

Del resto non è che possiamo essere compatibili con tutti.

Un anno litigai pesantemente con un collega, lui aveva una sua visione della vita, io ne avevo un’altra, dove sta il problema?

Fatto sta che per una cosa o per l’altra continuava a punzecchiarmi. Io di problemi non ne volevo perciò puntualmente lasciavo correre.

Per farla breve, un bel giorno mi disse che forse era meglio discuterne in parcheggio. Pronti, detto fatto. Alle ore ventuno ero fuori ad aspettarlo.

Volete sapere la sua reazione quando mi vide lì ad aspettarlo?

Mi invitò a prendere un caffè il giorno seguente per chiarire il tutto. Da lì, diventammo quasi amiconi (si perché i torti non li dimentico così facilmente •_• ).

Quello era stato il suo modo, un po’ maldestro, di mettermi alla prova, voleva capire fin dove sarei potuto arrivare. Tant’è che altri colleghi che tra virgolette, non opposero resistenza, subirono perennemente i suoi sbalzi di umore.

In conclusione se ve volete realmente conoscere una persona, prima o poi, scontratevi con lei, capirete subito con chi avete a che fare.

RAPPORTI UMANI IN MODALITÀ E-COMMERCE

Progresso amici, progresso. Chi si ferma è perduto, dicevano.

A volte mi verrebbe da dire il contrario.

Stando spesso a contatto con la gente, ho potuto studiare, analizzare, ricevere feedback su alcuni comportamenti umani tipici del nostro periodo, in particolare ho notato una strana tendenza al rapporto, che ho voluto definire, di e-commerce.

Tale rapporto comprende, non solo relazioni amorose, ma anche e soprattutto rapporti di amicizia, di lavoro.

Lo schema è sempre il medesimo, un po come funziona con i principali siti di e-commerce.

Studio i prodotti (persone) sui social, valuto quelli con più recensioni (numero followers), compro il prodotto (mi metto in contatto con la persona scelta)…

A questo punto, se la consegna va in porto, utilizzo il mio prodotto, lo scopo come vi dicevo può essere di natura relazionale, lavorativa, può essere semplice curiosità, ogniuno fa il suo acquisto.

Ho conosciuto ragazze che ogni mese avevano una nuova miglior amica, uomini che ogni anno presentavano il loro nuovo e UNICO socio in affari.

Amici per la pelle era il motto, peccato che dopo qualche settimana si stavano già scannando.

Forse sono un po selettivo io, un po vecchia scuola, una sorta di lunga conoscenza, per studiare l’altra persona e forse nemmeno così è giusto, però come al solito ritengo che l’esplorazione sia la chiave di tutto, il confronto con il prossimo.

FRUSTRAZIONE, PERBENISMO E DINTORNI

Qualche tempo fa, chiacchieravo amabilmente con una persona, insomma si parlava del più e del meno, di sigari e di altro, un discorso molto leggero e piacevole.

È ovvio che entrambi sapevamo che parlare di sigari voleva dire parlare di fumo e che il fumo ovviamente nuoce alla salute, lo so io, lo sa l’altra persona, siamo maggiorenni e soprattutto non stavamo consigliando a nessuno di iniziare a fumare, che sia chiaro, del resto non ho mai consigliato a nessuno di farlo e mai lo farò.

Mi piace ogni tanto farmi un sigaro come a qualcun’altro piace sorseggiare un buon bicchiere di vino, in fin dei conti trattasi sempre di degustazione.

Fatto sta che nel discorso ad un certo punto, si inserisce questo tal dei tali, preso da un irrefrenabile amore per il prossimo, che esordisce dicendo che fumare fa male, che come svago, dovremmo parlare di altro, rompendo di fatto quell’equilibrio che si era creato.

Ora, non posso dire che questo buon uomo avesse torto, il fumo fa male punto, è vero.

Come del resto fanno male i rifiuti tossici che hanno seppellito a 1km da casa mia o come fanno male i gas serra eccetera, allora io mi domando, partendo dal presupposto che non gliene fregava una mazza della mia salute, manco sapeva chi fossi e anche se lo avesse saputo, credo non gliene sarebbe importato comunque nulla.. Che necessità c’era di fare un intervento del genere?

L’intento era palesemente quello di interrompere il nostro discorso perché probabilmente troppo piacevole per i suoi standard.

Con ciò, non è successo nulla di grave, però questa cosa mi ha per l’ennesima volta fatto riflettere, fidatevi, capitava molte volte quando lavoravo a contatto con il pubblico. Eri lì a fare due chiacchiere con il cliente in un clima di totale serenità, con qualche battuta e qualche sorriso al seguito e taacc che passava la cornacchia di turno, con sguardo perennemente incazzato e con quel fare da “uomo o donna che sostengono il peso del mondo” e ti piazzava la solita frase, “va bene a voi, che avete il tempo di scherzare” Oppure infilavano la classica frase depressiva “mi sembri stanco”, ” Sei dimagrito” un po come a voler sottolineare qualcosa di negativo per spezzare definitivamente quel clima di serenità.

All’inizio mi incazzavo, poi ho capito che in giro c’è un sacco di gente triste e frustrata.

Un appunto, anch’io a volte ho le palle girate e sono intrattabile, come capita a tutti di avere problemi più o meno gravi, però non vado in giro a iniettare veleno solo perché in quel momento sono io stesso avvelenato, se avete toppato su alcune cose nella vita, vi mettete li tranquilli e vi fate due domande, del resto gli adulti fanno così, senza frignare in giro, facendo capricci a destra e a manca con il cassiere al supermercato, con la receptionist della palestra, con la donna che vi fa i mestieri e così via.

Perché sinceramente di vedere nel duemilaventuno, signore che a 50 piazzano scenate da fine del mondo perché il corso di yoga è iniziato un millesimo di secondo dopo, bhe non ci sta, mi spiace.. Che poi guarda caso non hanno mai un caxxo da fare ed è ancora più sbagliato giustificarle, con la tipica frase “ma sai quelle sono viziate”.

Cari amici, un grazie per l’ascolto, alla prossima