PERSONAL TRAINER, i retroscena di una professione tanto amata e discussa… EPISODIO N°1

Oggi in qualità di ex trainer, porterò alla luce il dietro le quinte di una professione che negli ultimi anni ha conosciuto un successo inarrestabile in tutto il paese, studi di personal training, lezioni online, tutorial, e-book, audio-libri, guru di ogni tipo, sono spuntati come funghi. E, se da una parte tutto questo ha alzato l’asticella, migliorando la qualità media dei servizi erogati, dall’altra ha creato, come spesso accade nel bel paese, una grandissima confusione.

Quando iniziai io, con tanto di partita iva, tale professione era agli albori e fu proprio la multinazionale inglese per la quale lavoravo che fece ingranare la quinta al lavoro del personal trainer. Queste strutture di nuova concezione, puntavano gran parte del loro business (a meno, inizialmente) sulla figura del personal trainer, cuore pulsante dei vari club, dislocati sull’intero territorio Italiano. Ai tempi fu un vero boom di iscritti e di lezioni, una cosa mai vista prima. Vi dico solo che nel club di Milano dove lavoravo io, parecchi trainer furono costretti a non accettare nuovi clienti, sold out.

Nei club aleggiava un’atmosfera unica, fatta di novità e voglia di allenarsi, all’ora il concetto di social network non era ancora così predominante e il club viveva principalmente di rapporti diretti fra i soci, che vivevano la palestra come fosse una seconda casa.

Torniamo al PT, che per lavorare doveva corrispondere alla struttura una quota mensile oltre ad essere in regola con partita IVA e assicurazione.

Una vera e propria scommessa per un neo trainer, il quale si trovava a dover partire con un segno meno sul conto corrente, fin dal primo mese.

Oltretutto nessuno ti assicurava alcun tipo di cliente e la concorrenza era spietata. Ovviamente non eri l’unico personal trainer presente nella struttura.

Fortunatamente dal mio canto, avendo sempre fatto lavori a contatto con il pubblico, con una costante presenza all’interno del club e una buona parlantina, riuscii ad acquisire già dopo il primo mese, una decina di clienti.

Volete sapere com’era la mia strategia d’approccio?

In primis, tengono a precisare che ogni trainer ha un suo metodo per attirare e chiudere clienti, c’è quello che ti corregge e ne approfitta per scambiare due chiacchiere, c’è quello che lavora con il passaparola, c’è quello che fa numeri da funambolo in sala attrezzi aspettando che sia il potenziale cliente a fare il primo passo e poi ci sono i pezzi di….. Stop stop, avete capito insomma, ci sono quelli scorretti che cercano di strapparvi clienti, vi osservano, studiano il vostro cliente e poi al momento giusto, taaac..ve lo soffiano.

Personalmente ho sempre preferito lavorare sul passaparola, strategia che mi ha sempre ripagato, ovviamente la gente vi consiglia se si fida di voi, se si è trovata bene se siete puntuali e FLESSIBILI.

FLESSIBILITÀ, la professione del personal trainer ruota quasi esclusivamente attorno a questa parola..

Bello quando mi dicevano: ” beato te che sei libero professionista, decidi tu quando lavorare”. Marameo, vero che non hai un datore di lavoro, non ne hai solo uno, ne hai tanti quanti sono i tuoi clienti. Fate un po voi.

…ci vediamo alla prossima puntata, vi parlerò del rapporto trainer/clienti

Stay tuned..

non-LIBERI PROFESSIONISTI

Ho fatto parte anch’io di questa categoria per più di dieci anni, vi fornirò quindi un’analisi più che veritiera.

È vero che esistono tantissimi settori ed è ancor più vero che, per chi si è trovato a gestire l’azienda del papi, tutti i discorsi che farò, non avranno alcun senso.

Oggi però, voglio fare riferimento a tutti quei giovani ragazzi che si trovano costretti ad aprire partita IVA partendo da zero. Perché ho detto costretti? Perché nella maggior parte dei casi, questi poveri cristi non è che vogliono aprire partita iva, si trovano semplicemente obbligati a farlo.

Per altro, si trovano spesso a dover svolgere mansioni e a dover rispettare orari, come se fossero dipendenti. Assurdo vero?

Assurdo eppure questo mondo sommerso esiste. E come al solito nessuno dice e fa nulla, però i vaccini fanno male.

Ci terrei oltretutto a precisare che, nessuno discute il fatto di dover pagare le tasse, io discuto semplicemente il fatto che non si può “assumere” una persona come libero professionista, per fare l’impiegato.

Così non gli paghi ferie, malattia ecc.

Vuoi fargli anche la pernacchia?

In più sfatiamo alcuni miti:

  • Il libero professionista non va in ferie quando vuole lui;
  • Il libero professionista non si organizza la giornata come crede;
  • È vero che il libero professionista non ha un capo o un responsabile, bensì ne ha tanti quanti sono i suoi clienti.

Come ultima cosa, mi piace sottolineare il fatto che al libero professionista è spesso preclusa la possibilità di accedere a mutui o prestiti.

Poi? Cosa vogliamo fare? Fargli acquistare la scrivania dove dovrà lavorare?

Ebbene sì, il libero professionista deve fare pure quello.