Cosa ne penso della PNL

Programmazione Neuro Linguistica, un modo efficace per plasmare le attitudini e i comportamenti vincenti degli altri.

Ovviamente non vi farò il solito discorso “super cazzola” come fanno in tanti, del tipo, la PNL è… e partono dalle origini, nei secoli dei secoli, è stata inventata da… Amen.. fine della predica.

Oggi vi voglio fornire la mia esperienza in merito a questa metodologia, che poi di fatto, più che una metodica, non è altro che un continuo apprendimento.

Che dire, feci qualche corso tempo fa e sicuramente fu un esperienza positiva, onestamente la PNL la vedo più come un modo per conoscere e conoscersi, che come un infallibile metodo di vendita.

Anzi, vi dirò di più, se voi affrontate tale “disciplina” con l’unico obiettivo di aumentare il vostro fatturato del 30%, temo abbiate preso un grosso abbaglio.

La PNL è uno studio di sé e dei comportamenti altrui, in modo tale da plasmare e perché no copiare da chi è abituato a, passatemi il termine, vincere, nella vita. Vincere, inteso come riuscire in quello che sta facendo.

Troppi affrontano questa materia sperando di ottenere le quattro frasi magiche, per aumentare le vendite. Non ve lo nascondo, anch’io ho chiuso qualche contratto in più dopo il corso, ma solo perché ero riuscito a entrare ancora di più in sintonia con il mio cliente, a capire i suoi reali bisogni.

Come al solito, alla base di tutto ci deve essere la voglia di scoprire e di mettersi in gioco.

Buona domenica a tutti.

Rimettersi in gioco

Le sfide non mi spaventano e recentemente mi si è aperta una nuova possibilità lavorativa.

Che dire, sfida accettata. Come tutte le sfide però c’è un prezzo da pagare soprattutto a livello energetico.

Ve la faccio in breve, ho dovuto rispolverare alcuni vecchi libri di elettronica e nonostante la fatica mentale devo dire che la cosa mi sta piacendo assai.

È proprio vero, non si finisce mai di imparare.

A qualcuno di voi è mai capitato di rimettersi in gioco?

Il fantastico mondo del LAVORO.

Parola non proprio piacevole da leggere, di sabato pomeriggio. Lo so, non odiatemi, farò un brevissimo articolo sul mondo del lavoro, dal mio punto di vista.

Il mondo è in continua evoluzione, le persone sono cambiate, del resto, anche il lavoro non poteva non stare al passo con i tempi.

Rispetto a qualche anno fa, lavorare è diventato molto più complesso è inutile negarlo. Non che prima fosse facile, non fraintendete, però ad oggi i requisiti minimi per poter lavorare sono più che raddoppiati. A momenti pure all’operatore ecologico è richiesta la conoscenza di almeno quattro lingue.

A fronte di questi infiniti curriculum, dove le persone si arrabattano nel tentativo di inserire conoscenze e attestati a più non posso, dall’altra parte si è portata avanti una politica a dir poco paradossale, ve la spiego con una semplice frase, “a te non sta bene così? sappi che c’è già qualcuno pronto a sostituirti”.

Questa frase è l’emblema di un mondo del lavoro che non ricerca, ma soprattutto non tutela più, il fuori classe, bensì tutta una serie di cloni numerati che eseguano passivamente gli ordini del grande capo. E se non ti sta bene, se hai qualche richiesta, se sei insoddisfatto quella è la porta, raccogli tutti i tuoi super attestati e lascia libero il posto al clone successivo.

Questo non è altro che il modus operandi delle grandi multinazionali e non ditemi che non è così, in qualche multinazionale ho lavorato.

Tutto viene livellato e conformato a degli standard, il concetto di estro e creatività sta scomparendo a fronte di tutta una serie di procedure che puntualmente fanno acqua da tutte le parti.

Che ne dite? Quale sarà il prossimo step secondo voi? Rimpiazzati dalle macchine?

“Verità”

Lontano 2010

ormai ero lì da un mese, uscito dalla statale svoltavi per il paese e poi ti infilavi in una stretta strada di montagna. Nove chilometri su un filo di asfalto pregando iddio di non incrociare altri mezzi.

Oltretutto immaginate d’inverno, arrivare a lavoro era in sé per sé già un lavoro.

La ditta produceva e produce tutt’ora laminati in acciaio, perciò immaginate il contesto, acciaieria della bassa bergamasca, mi sembrava a tutti gli effetti di stare in mezzo agli gnomi del Signore degli anelli, instancabili forgiatori di metallo.

Però un bagno di “verità” come in quel periodo non l’ho più fatto.

Questa è gente che se ti dice A è A, non A ma forse potrebbe essere B, se poi la guardi da un’altra prospettiva forse è quasi C. No. Se ti devono dire ciao mi stai sulle palle, lo fanno, punto. A differenza di tanti manichini in giacca e cravatta che ti danno le pacchette sulla spalla con quelle loro manine viscide, lì le persone erano vere, trasparenti, dirette, come un treno in corsa che ti arriva in faccia.

Questa è gente che dopo dieci ore di acciaieria torna a casa e spacca la legna con la scure, gente cazzuta insomma.

Ovvio che le mele marce ci sono anche li, gli invidiosi, gli stronzi i ruffiani, ma mi credete se vi dico che sono molto molto poche.

È stata un’esperienza che mi ha permesso poi, negli anni a seguire di poter fare tanti paragoni, con realtà di pianeti completamente differenti.

E ahimè, di quella “verità” non riesco più a farne a meno.

Vi osservo

La gente è il più grande spettacolo del mondo. E non si paga il biglietto.

Charles Bukowski

Ebbene sì, niente di più vero. Durante i servizi, dovendo garantire la sicurezza delle persone, mi capita di osservare, un po’ perché sono curioso e un po’ perché lo devo proprio fare per lavoro.

Oltretutto posso osservare senza essere osservato e questo mi da un grosso vantaggio, perché sono lì, ma è come se non ci fossi.

Ad una cena di gala, notai che una delle invitate continuava a dirigere il suo sguardo verso il basso, ma lo faceva senza muovere troppo il capo, come se volesse evitare di attirare l’attenzione verso di sé, attenzione del marito presumevo. Di fatti, da un’angolazione migliore notai che, sotto il tavolo aveva un telefonino. Sembrava quasi agitata, forse sarà stata l’insistenza dell’amante nello scriverle?

Durante una festa privata, fra pezzi grossi dell’imprenditoria locale invece, ad un certo punto della serata intercettati una sorta di comunicazione a gesti fra tre degli invitati. Rapidamente e senza farsi troppo vedere, uno di loro si portò la mano al naso sbattendo un paio di volte l’indice della mano, sulla narice. Cinque minuti dopo, i tre si erano volatilizzati in bagno. Un veloce breafing tra la neve?

Per un evento in una prestigiosa cantina di vini, terminato il tour, gli ospiti si erano accomodati ai tavoli per la degustazione. I tavoli erano da due, quattro sei persone in base ai diversi gruppi. Notai che alle spalle di una coppia, marito e moglie, sedeva una giovane donna dell’est tutta sola. L’uomo sembra alquanto agitato, ogni tanto allargava il colletto della camicia con un dito e si asciugava in continuazione la fronte con un fazzoletto. Ad un certo punto la giovane ragazza, piangendo si alzò buttò un’occhiata verso la coppia e se ne andò. Le avrà promesso che avrebbe lasciato la moglie?

Aveva ragione Bukowski…non pago nemmeno il biglietto.

non-LIBERI PROFESSIONISTI

Ho fatto parte anch’io di questa categoria per più di dieci anni, vi fornirò quindi un’analisi più che veritiera.

È vero che esistono tantissimi settori ed è ancor più vero che, per chi si è trovato a gestire l’azienda del papi, tutti i discorsi che farò, non avranno alcun senso.

Oggi però, voglio fare riferimento a tutti quei giovani ragazzi che si trovano costretti ad aprire partita IVA partendo da zero. Perché ho detto costretti? Perché nella maggior parte dei casi, questi poveri cristi non è che vogliono aprire partita iva, si trovano semplicemente obbligati a farlo.

Per altro, si trovano spesso a dover svolgere mansioni e a dover rispettare orari, come se fossero dipendenti. Assurdo vero?

Assurdo eppure questo mondo sommerso esiste. E come al solito nessuno dice e fa nulla, però i vaccini fanno male.

Ci terrei oltretutto a precisare che, nessuno discute il fatto di dover pagare le tasse, io discuto semplicemente il fatto che non si può “assumere” una persona come libero professionista, per fare l’impiegato.

Così non gli paghi ferie, malattia ecc.

Vuoi fargli anche la pernacchia?

In più sfatiamo alcuni miti:

  • Il libero professionista non va in ferie quando vuole lui;
  • Il libero professionista non si organizza la giornata come crede;
  • È vero che il libero professionista non ha un capo o un responsabile, bensì ne ha tanti quanti sono i suoi clienti.

Come ultima cosa, mi piace sottolineare il fatto che al libero professionista è spesso preclusa la possibilità di accedere a mutui o prestiti.

Poi? Cosa vogliamo fare? Fargli acquistare la scrivania dove dovrà lavorare?

Ebbene sì, il libero professionista deve fare pure quello.

LAVORO, un settore malato

Una malattia per la quale non esiste una cura, a quanto pare.

Prendete una qualsiasi persona e fatele questa domanda, come va?

E poi, come va a lavoro?

Le risposte saranno nel novantanove per cento dei casi, “bene, sto lavorando” Per la prima domanda e “massí, finché si lavora va tutto bene” per la seconda.

Se poi entrate un attimo in confidenza, vi verrà data una risposta sola ad entrambe le domande, “una mxxda”.

Da qualche anno a questa parte, solo un cieco non vedrebbe come stanno le cose, non me ne abbiano a male le persone che lavorano nelle agenzie di collocamento, ma si è creato e via via consolidato un meccanismo che non ha senso di esistere.

O meglio, un senso ce l’ha per qualcuno, quel qualcuno rappresenta forse l’un per cento della popolazione, un percento che vedete girare a tutta birra per le città, con il nuovo SUV a due piani.

Non vuole essere un discorso classista il mio, bensì una mera analisi dei fatti.

Mandi un curriculum all’agenzia che ti fa dai due ai tre colloqui con tanto di test attitudinali in stile cavia da laboratorio, agenzia che poi, se tutto andrà bene, ti proporrà alla ditta, con la quale avrai ancora nella migliore delle ipotesi un altro colloquio.

Tale iter si riproporrà ovviamente per tutti gli altri candidati.

Ora se la luna, tutte le stelle e il piano astrale che vi avrà fatto la maga coincideranno alla perfezione e sarete voi i prescelti, dopo un periodo che va dai due ai sei mesi, verrete assunti con un misero contratto a tempo determinato della durata di un mese.

Ora io mi domando, chi è quel pazzo che investe tutte le sue energie per imparare un mestiere, uscendo inevitabilmente dalla sua zona confort, stravolgendo le sue abitudini, cercando di entrare in sintonia con i nuovi colleghi, per un mese?

Signori, un mese di lavoro. Noi stiamo a perdere le energie sul vaccino, è da fare, non è da fare, fa abbastanza bene, no fa malissimo, ma di quest’argomento, vigliacco ce ne sia uno che ne parli.

Però…”sì, tutto bene, finché c’è lavoro, non ci si può lamentare”.

Personalmente, non mi sembra che vada poi così tutto bene.

Scappo a dormire va, che domani mattina ho il SUV dal meccanico.

A COSA MI È SERVITA LA LAUREA?

Così, di primo impatto mi verrebbe da dire ad una ceppa…

Però sono un fervido sostenitore della cultura personale. Sono altresì convinto che lo studio in qualche modo paghi sempre e non intendo solo a livello pecuniario.

Purtroppo mi duole dire a tutti che viviamo in un contesto sociale dove avere un titolo di studio, di un certo tipo, può addirittura creare dei problemi, del tipo :”oddio questo è laureato, troppo rischioso assumerlo, è un essere senziente”.

Lo dico perché tempo fa durante alcuni colloqui, ho percepito esattamente la sensazione di essere fuori luogo, perché laureato.

Non so se è mai capitato anche a voi.

Assurdo vero?

Doverosa premessa, non sono il tipo che gonfia il petto solo perché ha studiato, anzi è una cosa che mi ha sempre dato fastidio se fatta da altri. Nella vita nessuno dovrebbe insegnare a vivere a nessuno, perché nessuno è dio, o Maometto o Buddha, che sia chiaro.

Sono sempre stato curioso, ma allo stesso tempo schierato dalla parte di chi sosteneva l’inutilità di perdere tempo con lo studio, cercate di capire, sono di sesso maschile e sono anche un po restio al troppo tempo passato alla scrivania,non a caso ho fatto il personal trainer per anni, ad oggi però vi posso dire di aver capito il vero senso di studiare, APERTURA MENTALE, ELASTICITÀ, BUON SENSO. Ecco cosa porto via dai miei umili studi..

Tanta, troppa gente in giro, facilmente manipolabile, basta uscire con la frase microchip nel vaccino e tutti giù a bere la notiziona…

Un saluto a tutti..

LAVORO E TECNOLOGIA alcune considerazioni

Noto con molto piacere, un continuo svilupparsi di forme nuove di lavoro, legate alla crescita tecnologica. App che ti prometto interazioni fantascientifiche con possibili clienti, piattaforme messe a disposizione del libero professionista per incrementare il suo “business”, siti web e molto altro ancora.

ma tutto ciò è realmente utile e produttivo come sembra?

Vi dico cosa ne penso io, seguitemi

Io sono del parere che, prima di parlare a vanvera, bisogna provare e sperimentare, perciò tempo fa, incuriosito da queste piattaforme, mi iscrissi, su consiglio di un ex collega ad una di queste. Il procedimento è molto semplice, una volta inserite le credenziali, le competenze specifiche, la frase ad effetto per attirare l’ignaro fruitore del servizio e una volta abbellita un po la pagina di presentazione con tanto di foto in 350 pose differenti, bhe, solo a quel punto si può partire.

Fin qui tutto ok. Poi la prima domanda sorge spontanea, perché il possibile cliente dovrebbe scegliere proprio me? Calcolando che ci sarà un altro mezzo milione di persone iscritte alla stessa piattaforma, con tanto di pagine più accattivanti della mia.

Sapete, io sono sempre stato abituato a lavorare sul passaparola, uno viene da me, si trova bene e parla della sua soddisfazione ad altre 3-5-10 persone.

Giustamente voi mi direte, ma il primo che è venuto da te, come ha fatto a conoscerti? Sarà stato un contatto che ti ha dato qualcuno.

Ottima osservazione, ed è stato proprio così, del resto in qualsiasi lavoro dove è prevista la vendita di qualcosa, prima, bisogna farsi la gavetta. Perciò si alza il telefono e si chiama. Funziona così.

La stessa cosa succede anche sul web, ti proponi, scrivi, fai, ricevi parecchi no e a volte qualcuno accetta. E il passaparola?

Il passaparola sono le recensioni.

Tutti voi lo sapete come funziona con le recensioni vero?

Anzitutto i primi che si contattano sono i parenti, i quali ti metteranno tutti un bel 5 stelle, con tanto di frasi di elogio sulla vostra precisione e puntualità, poi ci saranno le 4 stelle degli amici (qualche invidioso c’è sempre), poi forse e dico forse, ci saranno le uniche,vere recensioni, quelle di qualche povero cristo che realmente avrà usufruito del servizio.

Ecco spiegato perché non credo molto nel concetto di recensione, poi vi stupite quando l’idraulico che vi ha fatto un lavoro di mxxxx, aveva duemila recensioni tutte da 5 stelle.

Seconda questione, io sono un fan dei rapporti face to face, nella buona o nella cattiva sorte, intendiamoci. Ho appurato che, molta gente per quanto futuristica e tecnologica possa essere, in fondo sceglie ancora le cose a pelle, a sensazione.

Mi rendo conto che scegliere un servizio davanti ad un monitor, sia molto molto difficile, questo perché, perché il monitor annulla il nostro istinto, quell’istinto che ci fa dire, ok mi fido.

Concludo dicendo che il web può essere un nostro alleato nel fare affari, nel pubblicizzare il nostro prodotto, nel creare contatti, ma dal mio punto di vista, la priorità va sempre data alla componente umana.

Tanti saluti e grazie per il vostro tempo.