Sembrò di sognare

“Francesco, dai leviamo le tende, mi sto addormentando”.

Stavo morendo dalla sonno, ma di schiodarsi di lì, proprio non se ne parlava.

Il mio compare di marachelle quella sera era molto più attivo del solito, in più aveva incontrato una vecchia conoscenza, una ragazza che beccavamo spesso nei locali della zona.

Tornato single da qualche mese, ogni occasione era buona per non tuffarsi nella depressione notturna, della propria stanza da letto.

Ultimamente quindi, era diventato impossibile rientrare prima di una certa ora, non a caso erano già le quattro di mattina. Distrutto da un’intensa giornata di lavoro, mi apprestavo con molta fatica a terminare la mia birra, offerta appunto dall’impavido guerriero della notte, nel tentativo di prolungare la mia agonia e il suo sterile tentativo di rimorchiare la ragazza.

“Mezz’ora e me la squaglio e guai a te se mi rompi i coglioni”

Con un cenno del capo, accettò la proposta, di lì a poco ce ne saremmo andati e visto che la signorina non mi sembrava propensa all’accoppiamento, direi che sarebbe stata la soluzione migliore per entrambi.

Finalmente la mezz’ora se ne andò, erano da poco passate le 4.30, mi diressi verso Francesco e praticamente lo portai via di peso. Giunti alle macchine un saluto veloce e partimmo. Lui arzillo come un bambino in un negozio di giocattoli, mi precedeva.

A fatica riuscivo a tenere gli occhi aperti, a tratti mi sembrava di essere già in un sogno, la strada che scorreva, il brusio del motore, le luci rosse della sua macchina e l’incrocio dove avrei dovuto girare…

O cazzo…

di colpo sterzai compiendo di fatto una manovra fisicamente impossibile, la botta fu violenta, gli airbag esplosero e il fumo per qualche istante mi annebbiò ulteriormente la vista.

Le orecchie fischiavano, notai subito del sangue sulla mano e tra tutte le cose alle quali avrei potuto pensare, mi preoccupai dei danni alla macchina.

Il muso era letteralmente sparito, ricordo la faccia di Francesco più bianca della mia.

E fu così che anche quella notte di merda terminò.

Cultura, valore aggiunto o arma atta ad offendere?

Spesso, mi è capitato di avere a che fare con persone molto colte che non sapessero districarsi in determinate situazioni.

Mi spiego meglio, se ho quattro lauree, due delle quali in lettere, una in astrofisica e un’altra in ingegneria nucleare e mi trovo a dover interagire con un manovale, pretendendo che lui capisca i miei mille giri di parole, beh allora, non sarei sulla strada giusta.

Come del resto sarebbe perfettamente vero il contrario. Se ad un evento internazionale di astrofisica mi proponessi come il “manovale di turno” (senza offesa per i manovali, intendiamoci) non farei sicuramente bella figura.

Ogni contesto, ogni situazione ha i suoi ben precisi codici, codici che mi permetteranno di interagire a tutti gli effetti, con gli attori di quel contesto.

L’ho presa un po’ lunga lo so, tutto questo per dirvi che troppo spesso la cultura personale si trasforma in un qualcosa che assomiglia di più ad un’arma, atta ad offendere e screditare il prossimo, a mettere in risalto la propria superiorità, pensate di essere in grado di fare il lavoro del manovale? Provare per credere.

La cultura è un valore aggiunto.

Arricchisce voi e il prossimo.

In caso contrario, dal mio punto di vista sareste solo dei contenitori di informazioni, magari anche precise, ma pur sempre dei contenitori.

Rimettersi in gioco

Le sfide non mi spaventano e recentemente mi si è aperta una nuova possibilità lavorativa.

Che dire, sfida accettata. Come tutte le sfide però c’è un prezzo da pagare soprattutto a livello energetico.

Ve la faccio in breve, ho dovuto rispolverare alcuni vecchi libri di elettronica e nonostante la fatica mentale devo dire che la cosa mi sta piacendo assai.

È proprio vero, non si finisce mai di imparare.

A qualcuno di voi è mai capitato di rimettersi in gioco?

Adulti capricciosi

Premetto che sono cresciuto in piena campagna, dove le cose più collinari che si possono scorgere, sono le rive dei fossi, dove un occhio attento potrebbe intravedere la curvatura della terra, sì avete sentito bene, sono un umile contadinotto e ne vado fiero.

Perché questa premessa? Perché in campagna, vige ancora la legge dei bisogni primari. Vero che ci siamo modernizzati anche noi, però la genetica è rimasta quella. Per bisogni primari intendo mangiare, bere e riprodursi. Per fare queste tre cose servono i soldi, i soldi si procurano con il lavoro, il lavoro deriva dal coltivare la terra, cerchio chiuso, fine dell’articolo.

Come vi dicevo ci siamo modernizzati pure noi, perciò ci sono i telefonini, la gente fa l’aperitivo, ci sono le sagre di paese, però infondo infondo, il filo comune rimangono i bisogni primari, tutto il resto è, diciamo, un contorno. E questa cosa ancora oggi, la si può tranquillamente percepire tra la gente, dai modi di fare, dagli atteggiamenti.

Ora, dal mio punto di vista è anche un po’ esagerata la cosa, non esiste solo il coltivare la terra, ma questo è tutto un altro discorso, del resto se ai tempi mi sono levato dalle pxxxe un motivo ci sarà stato.

Però poi mi sono scontrato con la dura realtà cittadina, dove se manca la rete internet per due minuti la gente va completamente nel pallone.

E qui signori, ho avuto i primi contatti fugaci con loro, loro sono dappertutto, si riproducono ad una velocità spaventosa, esseri mai sazi, calpestano il suolo cittadino in cerca di futilità e sciccherie, sono gli “adulti capricciosi”.

Avete presente dei bebè affamati ecco, aumentatene le dimensioni et voilà, un esempio perfetto di adulto capriccioso.

Due giorni fa un adulto capriccioso femmina in preda ad un attacco di isterismo mi ha sorpassato a tutta velocità con il suo transatlantico a quattro ruote, facendo manovre pericolosissime, il tutto per ciularmi il parcheggio.

Inizialmente pensavo non ci fosse il guidatore, tendenzialmente più hanno le macchine grosse e meno arrivano al volante, ma poi, dieci metri più avanti c’era praticamente un piazzale libero di parcheggi.

Mi sarei voluto fermare, ma poi vedendo questa donna minuta tutta plastificata scendere dal suo trilocale con rotelle, mi sono detto, “che cazzo fai Habanos? Te la prendi anche con i bambini adesso”.

Una buona domenica a tutti.

Inside

Giorno: venerdì anno: 2015

Ore due e quaranta, uno strano rumore mi svegliò, qualcosa grattava alla finestra della lavanderia, un po’ stordito sollevai leggermente il capo quel tanto che bastava per far scivolare via le lenzuola dal volto.

Del perché mi ostinai a voler capire, cosa fosse quel rumore è un mistero. Se ne sentono di cose la notte, sirene, moto, gatti. Gatti appunto, si da il caso che io avessi un gatto e quel rumore, sembrava proprio il mio gatto che grattava per entrare.

Ma..

Purtroppo non fu così. Improvvisamente il rumore cessò, furono secondi di un silenzio così assordante che posso ancora sentirlo nelle orecchie.

Un piccolo scricchiolio e booom

Il rumore delle finestre in alluminio che si aprono di colpo sbattendo contro la parete. Ricordo benissimo quel rumore, rumore che si mischiò prontamente con quello della sirena. L’antifurto aveva fatto il suo dovere, ma la barriera tra me e i bastardi era stata abbattuta.

Per circa un minuto rimasi completamente fermo nel letto, paralizzato, immobile, quel minuto sembrò un’eternità, sotto stress il tempo si dilata, come pure le pupille, sembravo un gatto.

Oltre alla paralisi, il battito accelerò e la visione a tunnel fece la sua apparizione.

Il primo pensiero fu, “morirò, sei pronto? “.

Ebbe sì, ero pronto, l’istinto mi portò a muovermi, velocemente, i rumori erano amplificati, captavo suoni a distanza chilometrica. L’unica cosa che mi penalizzava era quel maledetto campo visivo ridotto.

I bastardi potevano essere già sulle scale, dovevo muovermi. Cercavo disperatamente qualcosa, un oggetto contundente per difendermi. L’unica cosa che riuscii a tirare fuori dal cilindro, fu una bilancia in vetro, avete capito bene, la bilancia che usavo a pesarmi.

L’avrei sbriciolata sulla testa di uno dei bastardi chi lo sa, non sapevo manco in quanti fossero.

Vedete il brutto di ricevere ospiti non graditi in casa è che non sapete un cazzo di nulla, quanti sono, come sono, che arnesi hanno (una spranga di sicuro).

La parte più difficile fu quella di uscire dalla camera, oramai ero in ballo e allora balliamo. Come un felino, scesi la rampa delle scale, ovviamente avevo acceso più luci possibili.

Al piano terra rallentai, qualcuno appostato dietro un angolo avrebbe potuto colpirmi. Il cuore pompava sangue a più non posso. Facciamola finita.

Uno sguardo a destra uno a sinistra e poi via veloce verso la lavanderia, adrenalina alle stelle, pronto a colpire…

I bastardi se l’erano già squagliata.

“L’umiltà è la virtù dei forti” dicevano.

Parecchia gente si vede un po’ troppi film, non riuscendo più a distinguere ciò che è vero da ciò che è inventato.

Tempo fa, quando lavoravo ancora in palestra, appena terminata una seduta di allenamento, mi intercettò un ragazzo, ciao come va, ciao come non va, ho visto che vi stavate tirando due colpi, io sono…io ho fatto… e poi mi ha piazzato lì, tutta una serie di arti marziali che nel corso degli anni aveva praticato, con colpi da cineteca, combattimenti a mani nude, allenamenti che avevano tutta l’aria di essere delle vere e proprie prove di sopravvivenza. Insomma, per farvela in breve, i ruoli si erano puntualmente ribaltati, lui spiegava a me, come combattere.

Per carità, non voglio assolutamente peccare di presunzione per due semplici motivi, 1-troverete sempre quello più bravo di voi, 2-non si finisce mai imparare nella vita, però buona norma vuole che se chiedi informazioni, stai zitto e ascolti.

Terminato questo colloquio a senso unico, con lui che parlava a raffica ed io che facevo dei gran cenni con il capo, restammo d’accordo che la settimana seguente avrebbe fatto un allenamento di prova con noi.

Ecco, viste le premesse che mi erano state fatte, potete immaginare come fossi carico…

…questo fu il risultato.

Ad ogni modo nulla di rotto. Giusto per rassicurare il pubblico.

Il fantastico mondo del LAVORO.

Parola non proprio piacevole da leggere, di sabato pomeriggio. Lo so, non odiatemi, farò un brevissimo articolo sul mondo del lavoro, dal mio punto di vista.

Il mondo è in continua evoluzione, le persone sono cambiate, del resto, anche il lavoro non poteva non stare al passo con i tempi.

Rispetto a qualche anno fa, lavorare è diventato molto più complesso è inutile negarlo. Non che prima fosse facile, non fraintendete, però ad oggi i requisiti minimi per poter lavorare sono più che raddoppiati. A momenti pure all’operatore ecologico è richiesta la conoscenza di almeno quattro lingue.

A fronte di questi infiniti curriculum, dove le persone si arrabattano nel tentativo di inserire conoscenze e attestati a più non posso, dall’altra parte si è portata avanti una politica a dir poco paradossale, ve la spiego con una semplice frase, “a te non sta bene così? sappi che c’è già qualcuno pronto a sostituirti”.

Questa frase è l’emblema di un mondo del lavoro che non ricerca, ma soprattutto non tutela più, il fuori classe, bensì tutta una serie di cloni numerati che eseguano passivamente gli ordini del grande capo. E se non ti sta bene, se hai qualche richiesta, se sei insoddisfatto quella è la porta, raccogli tutti i tuoi super attestati e lascia libero il posto al clone successivo.

Questo non è altro che il modus operandi delle grandi multinazionali e non ditemi che non è così, in qualche multinazionale ho lavorato.

Tutto viene livellato e conformato a degli standard, il concetto di estro e creatività sta scomparendo a fronte di tutta una serie di procedure che puntualmente fanno acqua da tutte le parti.

Che ne dite? Quale sarà il prossimo step secondo voi? Rimpiazzati dalle macchine?

Lockdown mentale

Più che il virus, credo sia stato il lockdown a lasciare i solchi più profondi.

Non fraintendete, sto parlando di segni a livello psicologico. Ho quasi l’impressione che quello stop forzato che tutti noi abbiamo dovuto sostenere, abbia come dire, rotto degli ingranaggi, messo in discussione un qualcosa che alla fine, ci accomuna, la routine.

Chiacchierando un po’ in giro, ho percepito una cosa, in tanti mi hanno esternato più o meno la stessa sensazione…”non ho più voglia di uscire”.

Che poi tutti escono come prima, ci mancherebbe. Qualcosa però è cambiato.

Io credo che, a dispetto delle apparenze, a dispetto di vaccini, virus, politica, no-vax, sì-vax, coprifuoco, casa, mascherine, potrei continuare all’infinito, tutti noi abbiamo imparato una grande lezione, anche se non lo ammettiamo, su questa terra, il corso degli eventi, non siamo noi a deciderlo.

Perciò, RE-impariamo a gustarci un po’ di più, il piacere della vita, con annessi e connessi, domani è un altro giorno, chi lo sa cosa succederà.

DROGA

Questo è un tema che voglio affrontare con la massima delicatezza e con il massimo rispetto per chi purtroppo ha perso delle persone care o per chi si trova a dover fare i conti con questa brutta “bestia”.

Perché la dipendenza è proprio una brutta “bestia”. Io sono cresciuto negli anni in cui la gente si facevano dannatamente di eroina, l’aria che si respirava a quei tempi era molto pesante. Intere generazioni di ragazzi si sono letteralmente rovinate e fra questi ragazzi purtroppo, qualche amico l’ho perso pure io.

All’ora la cosa era forse più evidente, ad oggi è molto più subdola, ma non per questo meno pericolosa, anzi. Fiumi di cocaina scorrono attraverso le vie delle città. Interi fiumi che solo in pochi riescono a vedere.

Capisco sia facile dall’esterno dire “quello è un drogato”, la verità è che, cadere nella trappola è molto più semplice di quello che si pensa. Qualcuno a fatica ne esce, molti altri purtroppo no.

In un modo che non concepisce la debolezza, l’errore, che ti spreme come un’arancia fresca sotto un sole cocente, ecco che per il manager, il venditore, il foto modello, il bullo che vuole essere sempre a mille, l’impiegato, la ragazzina che si vuole divertire, attingere alla polvere bianca risulta essere l’unica via percorribile.

Ne ho viste di tutti i colori e se a volte vi chiedete perché il numero di persone strane in giro è aumentato, beh sappiate che non è per colpa delle strane congiunzioni astrali.

Per mia fortuna, ripeto per mia FORTUNA, non sono mai caduto nella trappola, nonostante di occasioni ne abbia avute e ringrazio il Signore tutti i giorni per questo, troppe volte ho visto gente trasformarsi in super eroe di una notte e allo stesso tempo sgretolarsi lentamente, giorno dopo giorno.

E.. a tutti i bastardi che fanno i soldi con queste cose, voglio dire solamente una cosa.. Sappiate che esiste il rovescio della medaglia, i conti si fanno sempre alla fine. Ricordatevelo.

Passo e chiudo.