NARCISO

Sarà perché ho sempre fatto agonismo, sarà perché mi piace essere in forma ma non muoio dalla voglia di mettermi in mostra, sarà perché non lo so cosa sarà, ma li vedo solo io in giro?

e chi vedi in giro?

Massì, tutti questi narcisisti da palestra. Pettinati come se stessero andando in discoteca, griffati dalla testa ai piedi, cuffie da duecento e passa euro per ascoltare la musica, intorno al collo, camminata alla Elvis.

Un giorno sentii alcune lamentele provenire dallo spogliatoio femminile, una ragazza si lamentava del fatto che gli specchi erano pochi e troppo piccoli.

Se avessi una palestra al rinnovo dell’abbonamento non regalerei il solito sterile gadget, bensì un bello specchio con le rotelle.

Ricordo ancora la mia prima tuta da ginnastica, della Kappa, era talmente scampanata che ai jeans a zampa di oggi, gli puoi tranquillamente fare il risvolto.

Ma poi i ragazzi tutti pompati come tacchini al giorno del ringraziamento e le ragazze talmente plastificate che più che il nome ti viene da chiedergli di farti vedere il marchio di conformità europeo.

Va beh cari amici, che dire, un saluto..

Alla prossima.

AUTOSCONTRI

è così che intendo i rapporti umani, un po’ come essere sulle autoscontri, come si faceva da bambini. E con chi vi scontravate solitamente? Ve lo dico io, vecchie volpi, con quella o quello che volevate conoscere. Dai non fate i timidi, funzionava così. L’effetto sortito non era sempre quello ricercato, ma questa è un’altra storia.

Ci si scontra per conoscersi, troppo bello farsi quattro sorrisi, mettere qualche pollice in su qua e là, scriversi due messaggi e pretendere che l’altro sia a vostra completa disposizione, in tutto e per tutto.

Chiariamo che, per scontrarsi non intendo minacciare o insultare l’altro, ma semplicemente metterlo alla prova, capire le sue reazioni sotto “stress”. Un po’ come quando ci si allena, i veri campioni si vedono quando le cose vanno male, periodo difficile, infortuni, risultati che non arrivano.

Vero che io in questo a volte esagero, ma fidatevi, per prima cosa funziona e secondariamente vi levate dalle palle un sacco di persone che non sono compatibili con voi, che si tratti di amicizia, sentimenti o lavoro.

Del resto non è che possiamo essere compatibili con tutti.

Un anno litigai pesantemente con un collega, lui aveva una sua visione della vita, io ne avevo un’altra, dove sta il problema?

Fatto sta che per una cosa o per l’altra continuava a punzecchiarmi. Io di problemi non ne volevo perciò puntualmente lasciavo correre.

Per farla breve, un bel giorno mi disse che forse era meglio discuterne in parcheggio. Pronti, detto fatto. Alle ore ventuno ero fuori ad aspettarlo.

Volete sapere la sua reazione quando mi vide lì ad aspettarlo?

Mi invitò a prendere un caffè il giorno seguente per chiarire il tutto. Da lì, diventammo quasi amiconi (si perché i torti non li dimentico così facilmente •_• ).

Quello era stato il suo modo, un po’ maldestro, di mettermi alla prova, voleva capire fin dove sarei potuto arrivare. Tant’è che altri colleghi che tra virgolette, non opposero resistenza, subirono perennemente i suoi sbalzi di umore.

In conclusione se ve volete realmente conoscere una persona, prima o poi, scontratevi con lei, capirete subito con chi avete a che fare.

ALLENATI A SENSAZIONE

Da un po di tempo a questa parte ho riscoperto quello che in gergo viene chiamato allenamento a sensazione.

Come dice la parola stessa, allenarsi a sensazione vuol dire ascoltare tassativamente il proprio corpo, in modo da poter capire i propri limiti per cercare di superarli.

Non fraintendete, non sto dicendo che bisogna allenarsi a caso, è giusto avere una programmazione, è giusto segnarsi i progressi ma è altrettanto giusto ascoltarsi.

Diventa quindi fondamentale trovare un compromesso tra programma e sensazione.

Come spesso succede nei salti generazionali, siamo passati dal non avere programmi di allenamento ad avere programmazioni che ti suggeriscono anche quando sbadigliare durante la sessione. Tabelle piene zeppe di numeri e percentuali, tempi di recupero da rispettare al millesimo di secondo e molto altro ancora.

Ora capisco un atleta che deve preparare una competizione e che molto probabilmente farà solo quello, ma, per un comune mortale che lavora e deve occuparsi di casa e famiglia, schede di allenamento troppo complesse, possono diventare esse stesse fonte di stress.

In definitiva è giusto avere delle linee guida da seguire, in modo tale da poter alternare giorni e tipologie di allenamento ma allo stesso tempo è giusto imparare a gestire carichi, tempi di lavoro e di recupero ascoltando le proprie sensazioni.

Yacht e prostituzione

Titolo forte vero?

Eppure la parola prostituzione ci fa pensare subito alla povera senegalese, che vento, pioggia, gelo, sole e metterei anche la nebbia, passa le suo giornate alternando il marciapiede alle auto.

Ebbene, mio malgrado ho scoperto che si sta sviluppando una nuova forma di prostituzione, un mondo tutto nuovo, fatto di giovani e comuni leve, che per pagarsi una bella vacanza, o una bella borsetta da tremila euro, mettono in vendita il loro esile corpicino.

La prima a confessarmi le sue marachelle, fu una mia ex cliente.

Ora, non per farmi i fatti suoi, ma ad essere onesti, già qualcosa non mi tornava da tempo. Non riuscivo a capire come una normalissima commessa, potesse volatilizzarsi ogni dieci lezioni per compiere l’ennesimo viaggio di lusso.

Maldive, Thailandia, Caraibi…

Le sue parole furono: “sai quante ragazze lo fanno? Quasi tutte quelle che su Instagram, vedi sulla punta di uno yacht”.

Non credo tutte tutte, alcune lo yacht l’hanno proprio acquistato, però per altre, la mano sul fuoco non ce la metterei.

Comunque sono contento di aver già preparato tutte le valigie, domani parto. (☞ ͡ ͡° ͜ ʖ ͡ ͡°)☞

Alzati e combatti

Finalmente il momento era arrivato, quel pomeriggio avremmo combattuto. Era da un po che ci studiavamo, come fossimo due galli.

Due galli nello stesso pollaio? Non esiste lo sapete.

Lo riconosco subito l’atteggiamento di uno che ti vuole sfidare, non era la prima volta che parlando, mi chiedeva di potersi allenare con noi.

E lo faceva sempre, con un non so che di supponente, come a voler dimostrare qualcosa, quel qualcosa era abbastanza palese a tutti, si voleva battere con me, voleva confermare a se stesso che era il migliore.

Beh, che dire, anche se non era una competizione ufficiale, perché no? Sfida accettata.

Le sfide vanno sempre accettate, di qualsiasi natura esse siano, non ci si puoi mai esonerare, non si può mai delegare a qualcun altro, questa è la vita di un uomo. Per tutto il resto ci sono i tuttologi, quelli bravi a parole, i faccio, io ho fatto, io ero, io dirigo… Dirigi che?

Ma torniamo a noi, dopo diverse settimane di tira e molla, venne il giorno. Entrambi eravamo abbastanza carichi, un po di riscaldamento con i ragazzi, qualche lavoro tecnico sugli spostamenti, qualche combinazione e finalmente lo sparring. Lo sparring è la parte dell’allenamento, solitamente quella finale, dove si combatte, cercando di dosare la potenza dei colpi. Nel nostro caso, ben poco sarebbe stato dosato.

Lui partí subito aggressivo, già lo sapevo e mi infilò un paio di combinazioni che mi portarono subito con i piedi per terra, si muoveva bene il ragazzo, colpiva e poi si spostava per poi entrare nuovamente, aveva fiato ed era determinato. Io ero sulla difensiva, cercavo di studiarlo, a fatica, perché i colpi fioccavano da tutte le parti.

Combattere è una cosa meritocratica, non come la schifo di società che ci siamo creati, se sei bravo vinci, altrimenti soccombi. Fine. Questo è combattere.

Vinci, perdi, non importa, l’importante è combattere.

Beh, volete sapere com’è andata a finire?

Io arretravo e lui colpiva, a dirla tutta, un paio di colpi mi avevano quasi portato a terra, però poi al primo errore, boom, colpii così forte in direzione del suo plesso solare che volò a terra privo di forze.

non-LIBERI PROFESSIONISTI

Ho fatto parte anch’io di questa categoria per più di dieci anni, vi fornirò quindi un’analisi più che veritiera.

È vero che esistono tantissimi settori ed è ancor più vero che, per chi si è trovato a gestire l’azienda del papi, tutti i discorsi che farò, non avranno alcun senso.

Oggi però, voglio fare riferimento a tutti quei giovani ragazzi che si trovano costretti ad aprire partita IVA partendo da zero. Perché ho detto costretti? Perché nella maggior parte dei casi, questi poveri cristi non è che vogliono aprire partita iva, si trovano semplicemente obbligati a farlo.

Per altro, si trovano spesso a dover svolgere mansioni e a dover rispettare orari, come se fossero dipendenti. Assurdo vero?

Assurdo eppure questo mondo sommerso esiste. E come al solito nessuno dice e fa nulla, però i vaccini fanno male.

Ci terrei oltretutto a precisare che, nessuno discute il fatto di dover pagare le tasse, io discuto semplicemente il fatto che non si può “assumere” una persona come libero professionista, per fare l’impiegato.

Così non gli paghi ferie, malattia ecc.

Vuoi fargli anche la pernacchia?

In più sfatiamo alcuni miti:

  • Il libero professionista non va in ferie quando vuole lui;
  • Il libero professionista non si organizza la giornata come crede;
  • È vero che il libero professionista non ha un capo o un responsabile, bensì ne ha tanti quanti sono i suoi clienti.

Come ultima cosa, mi piace sottolineare il fatto che al libero professionista è spesso preclusa la possibilità di accedere a mutui o prestiti.

Poi? Cosa vogliamo fare? Fargli acquistare la scrivania dove dovrà lavorare?

Ebbene sì, il libero professionista deve fare pure quello.

Grasso sull’addome o grasso sotto l’addome?

Non prendere scuse, se hai del grasso sull’addome e non riesci a toglierlo, allora qualche errore lo stai facendo.

Non prendertela con il mondo, con il nutrizionista, con il tuo allenatore, con le stelle avverse, concentrati e non sprecare energie preziose cercando un colpevole che non esiste. O meglio, il colpevole esiste, eccome se esiste, sei tu.

Se poi tu mi dici, ma a me non frega una ceppa di avere gli addominali, benissimo, non c’è nessun problema, i lottatori di sumo non hanno addominali a vista, eppure stanno benissimo, non hanno né problemi di colesterolo alto, né ipertensione, né esami del sangue sballati. Stanno benissimo. Il loro grasso è sottocutaneo (grasso sull’addome).

Se però quello che hai è grasso viscerale (grasso sotto l’addome) , allora ti consiglio di toglierlo. Il grasso viscerale riversa nel torrente circolatorio centinaia di sostanze pro-infiammatorie che sono la principale causa di problematiche cardio-vascolari, articolari e muscolo scheletriche, nonché di sindromi metaboliche stress-correlate.

Se non sai come fare, scrivimi pure a

sarò lieto di fare una chiacchierata con te.

LA CASA

Abitare in campagna ha non pochi vantaggi, se sei bambino, ma soprattutto se il tuo migliore amico, vive in cascina.

Metà della mia infanzia l’ho trascorsa da Stefano, figlio di un agricoltore il cui padre era agricoltore e via così per un po di generazioni.

La sua cascina aveva il grande vantaggio di essere praticamente appiccicata al paese, in cinque minuti di bici ero da lui.

A dieci anni, ci arrampicavamo sulle palle di fieno, facevamo i salti dal fienile, salivamo sui trattori, ci calavamo nei pozzi, facevamo delle graziose gite nei fossi. Tutte cose che si fanno anche oggi, sì, davanti ad un monitor però.

Da lui, mi trasformavo in un essere invincibile. Suo padre in più, tanto per mettere benzina sul fuoco organizzava sempre un mega raduno di bambini, per l’annuale battaglia tra indiani e cowboy con tanto di fortino, interamente fatto in legno. Potete ben immaginare le botte che volavano.

In più, giusto per completare l’opera, davanti alla cascina c’era un enorme capannone che nascondeva una vecchia casa disabitata a due piani. In paese, giravano parecchie voci su quella casa, ed era sempre stato il nostro pallino.

Quell’estate, di parecchi anni fa, era giunta finalmente l’ora di capire cosa celasse all’interno delle sue mura.

Per la spedizione ci diede man forte Paolo, un ragazzotto tanto robusto quanto tonto.

Il materiale era pronto, torce e un piede di porco. Nulla di più. Decidemmo di entrare verso sera.

Senza farci vedere, superammo il capannone e in men che non si dica l’ingresso della casa era davanti a noi, il cuore batteva talmente forte che potevi sentire quello dei compagni. La porta di legno era semi chiusa, tutto era buio intorno a noi, lentamente scivolammo all’interno della casa, le scritte abbondavano sui muri e pezzi di vetro e legno coprivano il pavimento come fossero un tappeto. A sinistra notammo subito una vecchia cucina dismessa con tanto di canna fumaria penzolante.

In salotto, un vecchio divano sventrato era in un angolo.

Seguiti dallo scricchiolio dei vetri sotto i nostri piedi, salimmo le scale, a destra una stanza vuota, poi un’altra.

Mancava l’ultima stanza da ispezionare, la tensione era palpabile, inghiottiti dal buio del corridoio arrivammo sulla soglia della porta, una spinta e la porta si spalanco’. Di fronte a noi vi erano chiari segni di presenza umana, un materasso squarciato, qualche pentolino e quello che a tutti gli effetti ci sembrava un fuoco appena spento, per terra qua e là, notammo delle siringhe.

In men che non si dica, io e stefano ci lanciammo alla velocità della luce lungo il corridoio, corremmo giù per le scale, la sensazione fu quella di avere qualcuno alle spalle, imboccammo l’uscita e finalmente senza mai fermarci ci trovammo ad una decina di metri dalla casa.

Il fiatone e la paura lasciarono pian piano spazio alla lucidità,

paolo? Che fine aveva fatto paolo, presi dalla foga non c’eravamo minimamente accorti della sua assenza. La paura tornò lentamente a galla.

In lontananza udimmo alcune sirene che a poco a poco, si fecero sempre più vicine.

Confusi e impauriti ci appostammo dietro ad un muretto, nascosto da alcuni arbusti. Iniziammo a vedere le luci dei lampeggianti in lontananza. Oramai la situazione era chiara, la nostra spedizione a quanto pare non era passata inosservata.

Il mio pensiero era rivolto a Paolo, che diavolo di fine aveva fatto?

Ben presto il mistero fu risolto, le volanti arrivarono nell’esatto momento in cui lui sbuco’ in fretta e furia dalla porta di ingresso…

… ottimo lavoro Paolo, ottimo lavoro.

Ma torniamo al Cali_fit

Cali sta per calisthenics

Fit sta per fitness ovviamente.

In origine creai questo sistema esclusivamente per allenamenti a corpo libero, da poter fare tranquillamente a casa o al parco. Ad oggi ho integrato questo sistema, con esercizi di pesistica.

Il punto è che, se voglio fare un allenamento proficuo, che mi porti a dei buoni livelli di tonicità senza per forza dovermi iscrivere in palestra, le strade che posso percorrere sono due, o attrezzo casa mia o mi alleno a corpo libero.

Attrezzare casa è comunque una cosa che vi consiglio. La spesa che sosterrete vi tornerà con gli interessi, non dovendo più pagare onerosi abbonamenti in palestra.

Dicevamo, allenarsi a corpo libero tante volte però, equivale a fare i soliti cinque o sei esercizi che però alla lunga portano a ben pochi risultati tangibili, (a meno che voi non vi alleniate da anni).

E da qui è nata l’esigenza di inserire esercizi derivanti dal calisthenics, disciplina che prevede numerose evoluzioni a corpo libero, in una chiave diversa, accessibile a tutti, o quasi.

Ecco perché il cali_fit si sposa bene con chi ha

-BISOGNO DI STIMOLI NUOVI, ALLENAMENTO DOPO ALLENAMENTO;

– POCO TEMPO PER ALLENARSI;

– ABBONAMENTO SCADUTO IN PALESTRA che non vuole rinnovare.

Il Cali_fit lo posso fare al parco, a casa e perché no, se voglio e se sono iscritto, anche in palestra. Ho previsto vari livelli, in base alla disponibilità di attrezzature e in base alle vostre reali capacità.

Due sono le versioni che propongo, entry level e advance.

Vi dico la verità, mi allenavo in palestra dall’età di 16 anni, ultimamente (per una volta posso dire grazie al covid), ho riscoperto l’allenamento a casa e al parco, una sensazione completamente differente e molto molto positiva.

La cosa che ho notato di più?

IL TEMPO CHE SI GUADAGNA, siete a casa o al parco, vi allenate, doccia e via, senza tanti fronzoli.

Vero in palestra si socializza e si scambiano quattro chiacchiere,

Bhe, ma per quello esistono ancora i bar.

Ma in palestra mi posso confrontare con gli altri,

Vero anche questo, ma non siamo nell’era tecnologica? Basta accedere a YouTube per avere dei confronti più o meno diretti con altra gente, ad esempio.

Cali_fit vuol dire, riscoprire il proprio corpo, ascoltare i messaggi che costantemente ci invia, imparare a gestire i carichi di lavoro, i tempi di recupero e soprattutto riabituarsi a fare fatica.

Troppo spesso deleghiamo questo compito ad altri, al personal trainer, all’osteopata, al fisioterapista.

Vogliamo UNA MENTE SANA IN UN CORPO SANO, VOGLIAMO PIÙ ENERGIA? beh allora un minimo di fatica la dobbiamo fare, fatica che comunque dovremmo fare nel trascinare in giro il nostro corpo, se scarsamente allenati.

A voi la scelta.

Stay tuned.. A presto.