Scalata sociale

Parecchie persone ho visto cambiare nel corso degli anni, corrotte dal dio denaro.

Intrappolate nel perverso meccanismo della “scalata sociale”, case lussuose, auto sempre più grosse, devices di ogni tipo, mogli, amanti, vacanze, cene e locali. Tanto si sono arricchiti di cose materiali, tanto si sono svuotati di principi e valori, risucchiati da questo vortice chiamato consumismo.

Funziona come per gli ormoni sapete, se li prendo dall’esterno il mio corpo smette di produrli, se mi abituo alle comodità, la mia mente si disabitua al sacrificio e alla privazione. Il rischio? Quello di essere sempre insoddisfatti.

Voi come la pensate?

PERSONAL TRAINER, i retroscena di una professione tanto amata e discussa… EPISODIO N°1

Oggi in qualità di ex trainer, porterò alla luce il dietro le quinte di una professione che negli ultimi anni ha conosciuto un successo inarrestabile in tutto il paese, studi di personal training, lezioni online, tutorial, e-book, audio-libri, guru di ogni tipo, sono spuntati come funghi. E, se da una parte tutto questo ha alzato l’asticella, migliorando la qualità media dei servizi erogati, dall’altra ha creato, come spesso accade nel bel paese, una grandissima confusione.

Quando iniziai io, con tanto di partita iva, tale professione era agli albori e fu proprio la multinazionale inglese per la quale lavoravo che fece ingranare la quinta al lavoro del personal trainer. Queste strutture di nuova concezione, puntavano gran parte del loro business (a meno, inizialmente) sulla figura del personal trainer, cuore pulsante dei vari club, dislocati sull’intero territorio Italiano. Ai tempi fu un vero boom di iscritti e di lezioni, una cosa mai vista prima. Vi dico solo che nel club di Milano dove lavoravo io, parecchi trainer furono costretti a non accettare nuovi clienti, sold out.

Nei club aleggiava un’atmosfera unica, fatta di novità e voglia di allenarsi, all’ora il concetto di social network non era ancora così predominante e il club viveva principalmente di rapporti diretti fra i soci, che vivevano la palestra come fosse una seconda casa.

Torniamo al PT, che per lavorare doveva corrispondere alla struttura una quota mensile oltre ad essere in regola con partita IVA e assicurazione.

Una vera e propria scommessa per un neo trainer, il quale si trovava a dover partire con un segno meno sul conto corrente, fin dal primo mese.

Oltretutto nessuno ti assicurava alcun tipo di cliente e la concorrenza era spietata. Ovviamente non eri l’unico personal trainer presente nella struttura.

Fortunatamente dal mio canto, avendo sempre fatto lavori a contatto con il pubblico, con una costante presenza all’interno del club e una buona parlantina, riuscii ad acquisire già dopo il primo mese, una decina di clienti.

Volete sapere com’era la mia strategia d’approccio?

In primis, tengono a precisare che ogni trainer ha un suo metodo per attirare e chiudere clienti, c’è quello che ti corregge e ne approfitta per scambiare due chiacchiere, c’è quello che lavora con il passaparola, c’è quello che fa numeri da funambolo in sala attrezzi aspettando che sia il potenziale cliente a fare il primo passo e poi ci sono i pezzi di….. Stop stop, avete capito insomma, ci sono quelli scorretti che cercano di strapparvi clienti, vi osservano, studiano il vostro cliente e poi al momento giusto, taaac..ve lo soffiano.

Personalmente ho sempre preferito lavorare sul passaparola, strategia che mi ha sempre ripagato, ovviamente la gente vi consiglia se si fida di voi, se si è trovata bene se siete puntuali e FLESSIBILI.

FLESSIBILITÀ, la professione del personal trainer ruota quasi esclusivamente attorno a questa parola..

Bello quando mi dicevano: ” beato te che sei libero professionista, decidi tu quando lavorare”. Marameo, vero che non hai un datore di lavoro, non ne hai solo uno, ne hai tanti quanti sono i tuoi clienti. Fate un po voi.

…ci vediamo alla prossima puntata, vi parlerò del rapporto trainer/clienti

Stay tuned..

Il MEZZUOMO

Dunque oggi ho assistito a questa scenetta, stavo facendo un servizio, un normalissimo servizio. Era un evento, al quale partecipavano tutta una serie di ristoratori di un’associazione ed era presente anche qualche pezzo grosso, non sto qui a farvi i nomi.

All’ingresso due omini controllavano il green pass e la temperatura, come da prassi. Più che ad un evento sembra di entrare in una base militare, visti i controlli, ma le direttive ci sono e vanno giustamente rispettate.

Nessuno tra i ristoratori ha opposto resistenza, chi meglio di loro conosce queste procedure, anzi si sono dimostrati molto collaborativi.

Ad un tratto spuntano tre esseri, tirati a lucido, sembravano appena usciti dalla fashion week di Milano.

Vi riporto la conversazione fatta con i due omini del green pass.

Omini del green pass: “buongiorno”

Trio medusa: “…………………. “

Omini del green pass “gentilmente dovremmo verificare temperatura e green pass”

Trio medusa: “a ma io sono il direttore del personale e questi sono miei collaboratori, verificate il mio nome”

Omini: “mi dia un attimo che sento il responsabile”

Trio medusa: “abbiamo fretta”

Omini: ” Ok potete entrare”

Vi avevo promesso che non avrei più parlato di virus, vaccino ecc.. e così farò.

Però a questo signore una cosa la voglio dire: ” Caro mezzuomo, tu sei il direttore del personale giusto? Direttore e quindi uomo che dirige, che dovrebbe essere l’esempio del suo “personale”, il modello da seguire, il valoroso condottiero, com’è che sei l’ultimo fra i deficienti?”

Avrei voluto chiedergli in che classe fosse dell’asilo, ma purtroppo mi squillò il telefono.

Poi non lamentiamoci se i dipendenti timbrano il cartellino, girano i tacchi e vanno a farsi la spesa, se questi sono i loro direttori.

Saluti a tutti e buona serata.

WE WERE SOLDIERS-la partenza

Ore quattro, la sveglia interrompe un leggero sonno, la tensione mi scorre nelle vene. Mangio qualcosa di veloce, zaino e borsone sono già pronti.

In stazione non c’è troppo movimento, qualche sbadiglio qua e là, qualcuno si strofina gli occhi, qualche temerario si accende una sigaretta.

“Che cazzo sto facendo? ” è il pensiero che ogni tanto riaffiora, pensiero che puntualmente viene smorzato dall’adrenalina. Davanti a me si prospetta qualcosa di nuovo, un sentiero mai esplorato, il sogno di una vita.

I freni fischiano, il treno è lì e mi invita a salire.

Depositati zaino e borsone, mi butto sui sedili e ne approfitto per riposare un po’, la giornata sarà molto lunga, meglio conservare le energie.

Quando riapro gli occhi, scopro di essere molto vicino alla mia prima destinazione, Bologna. Una stazione maestosa quella di Bologna. Le persone entrano ed escono come se stessero danzando su un palco, all’esterno qualche taxi si muove.

L’appuntamento è per le 13, ma il mio contatto mi avvisa che saranno in ritardo.

Ne approfitto per addentare qualcosa, una pizza e una birra fanno decisamente al caso mio.

Ripenso a tante cose, alla decisione presa e alle conseguenze, “che cazzo sto facendo? “, ma anche questa volta l’adrenalina fa il suo decorso. Sono pronto, questa è l’occasione buona, non posso fermarmi adesso.

Il telefono squilla, è lui. Mi avvisa che in trenta minuti saranno di fronte alla stazione e che al momento opportuno mi sarebbe arrivato un messaggio di conferma.

Raccolgo le mie cose, ci siamo, pago il conto e mi dirigo a tutta velocità verso il punto di ritrovo. Appoggiate le chiappe su una panchina attendo, attendo l’arrivo di quello che sarà l’inizio di una nuova vita, o forse no.

Nell’incessante via vai di persone, bici, macchine, scorgo in lontananza un pulmino bianco, vetri scuri, dalla decisa guida sportiva. Accosta, il portellone si spalanca e in men che non si dica, nove figure escono come felini affamati.

La notifica non tarda ad arrivare, sono loro, si parte.

La vita del militare è qualcosa di molto particolare, non hai dimora, ma è come se ti sentissi sempre a casa. Il tuo gruppo, la tua squadra, non è altro che la tua famiglia. Il legame che si crea in certe situazioni va ben oltre una mera questione di amicizia. Magari ci si prende a pugni per una cazzata, ma poi tutto finisce di fronte ad una birra, come se non fosse mai successo nulla. Il gruppo decide la tua sorte e se non ti accetta, meglio tu ti faccia da parte. Funziona così, o dentro o fuori. Non ci sono sfumature, del resto è questione di sopravvivenza.

Ogniuno su quel pulmino ha una storia da raccontare, Mauro il capo del branco, ex paracadutista, ci intrattiene con qualche aneddoto accadutogli in Iraq, Pablo e Federico dietro, parlano di coltelli. Alla guida c’è Tommaso. Filippo dorme come un Angioletto. Tra una sosta e l’altra il viaggio prosegue in direzione Polonia, il centro di addestramento ci aspetta.

Continua….

Rubrica Cali_Fit

Come preannunciato a breve metterò a disposizione una rubrica, accessibile liberamente, per alcuni contenuti e tramite un piccolo abbonamento per altri, dedicata all’allenamento e alla nutrizione. Gran parte degli articoli saranno volti all’analisi dei principali esercizi del Cali_Fit, con richiami fotografici delle posizioni corrette da tenere, analisi biomeccaniche e circuiti finali di allenamento, che vi introdurranno al sistema di allenamento Cali_Fit e che allo stesso tempo vi permetteranno di migliorare fin da subito la vostra forma fisica e mentale. Un sistema sviluppato per ottenere i massimi benefici con il minor impegno temporale possibile.

Saranno disponibili schede tecniche di esercizi da effettuare interamente a corpo libero, utilizzando piccoli attrezzi ma anche esercizi con barre, bilancieri e sovraccarichi per chi ne avesse a disposizione.

Il Cali_Fit è un sistema in continua evoluzione.

La rubrica vuole essere uno spunto per introdurvi a quello che sarà il sistema vero e proprio.

Qui sotto ne troverete un esempio.

PLANK E HOLLOW POSITION

Quando ci si allena a corpo libero, diventa fondamentale imparare la posizione chiamata hollow position.

Questo assetto, biomeccanicamente ci permetterà di essere stabili in quanto andremo ad attivare al massimo il core, cioè la parte centrale del nostro corpo.

La posizione consiste nell’accentuare al massimo la curva lombare e nell’effettuare una retroversione del bacino, contraendo i glutei. In questo modo avvicineremo al massimo i capi del retto addominale. Solo a questo punto dovremo comprimere al massimo l’addome.

Vi assicuro che 60 secondi in questa posizione contraendo al massimo, non sono affatto semplici.

Quella che avete appena visto è una plank in hollow position, la stessa plank la possiamo riproporre in diverse varianti.

A BRACCIA TESE

PLANK HOLLOW POSITION BRACCIA TESE

A BRACCIA TESE CON L’UTILIZZO DELLE MANIGLIE per non sovraccaricare i polsi

PLANK HOLLOW POSITION BRACCIA TESE MANIGLIE

PLANK IN APPOGGIO la versione facilitata

PLANK IN APPOGGIO

PLANK IN APPOGGIO CON BRACCIA TESE per abituare i polsi

PLANK IN APPOGGIO BRACCIA TESE

Esiste poi la versione laterale, eseguita sempre mantenendo la hollow position, questa posizione vi permetterà di coinvolgere maggiormente gli obliqui.

SIDE PLANK

SIDE PLANK

continua….

“Verità”

Lontano 2010

ormai ero lì da un mese, uscito dalla statale svoltavi per il paese e poi ti infilavi in una stretta strada di montagna. Nove chilometri su un filo di asfalto pregando iddio di non incrociare altri mezzi.

Oltretutto immaginate d’inverno, arrivare a lavoro era in sé per sé già un lavoro.

La ditta produceva e produce tutt’ora laminati in acciaio, perciò immaginate il contesto, acciaieria della bassa bergamasca, mi sembrava a tutti gli effetti di stare in mezzo agli gnomi del Signore degli anelli, instancabili forgiatori di metallo.

Però un bagno di “verità” come in quel periodo non l’ho più fatto.

Questa è gente che se ti dice A è A, non A ma forse potrebbe essere B, se poi la guardi da un’altra prospettiva forse è quasi C. No. Se ti devono dire ciao mi stai sulle palle, lo fanno, punto. A differenza di tanti manichini in giacca e cravatta che ti danno le pacchette sulla spalla con quelle loro manine viscide, lì le persone erano vere, trasparenti, dirette, come un treno in corsa che ti arriva in faccia.

Questa è gente che dopo dieci ore di acciaieria torna a casa e spacca la legna con la scure, gente cazzuta insomma.

Ovvio che le mele marce ci sono anche li, gli invidiosi, gli stronzi i ruffiani, ma mi credete se vi dico che sono molto molto poche.

È stata un’esperienza che mi ha permesso poi, negli anni a seguire di poter fare tanti paragoni, con realtà di pianeti completamente differenti.

E ahimè, di quella “verità” non riesco più a farne a meno.

LA GESTIONE DELL’INFORTUNIO

incipit: facciamo subito le corna e tocchiamoci i beep

Quando ci si allena è normale infortunarsi a dir la verità è quasi più facile farsi male se, non ci si allena, detto ciò vi fornirò il mio pensiero in merito a questo tanto odiato argomento.

Bene, partirò dicendovi che qualche infortunio più o meno grave l’ho subito nel corso della mia NONcarriera sportiva.

Inizialmente da inesperto qual ero, una volta accaduto il misfatto, mi mettevo totalmente nelle mani del medico, del fisioterapista o chi per esso. Il discorso filava, lui è il professionista, lui mi risolverà il problema.

Perfetto, novanta per cento di insuccessi e sono stato ancora buono. Cioè nel novanta per cento dei casi il mio problema non veniva risolto.

Ma com’è possibile vi chiederete?

Ve lo spiego subito, anzitutto gli operatori sanitari sono esseri umani e come tali possono sbagliare, secondariamente siete voi i soli responsabili del vostro infortunio e della vostra guarigione, esageriamo per rendere l’idea, immaginate di dovervi curare in una zona sperduta e remota del pianeta, siete voi e voi. Vi siete fatti male, dovete guarire. Non so se mi sono spiegato, trovereste sicuramente il modo di risolvere il problema o per lo meno ci provereste in tutte le maniere possibili immaginabili, altrimenti, ciao ciao.

Siamo diventati troppo pigri anche in questo, mi fa male la spalla? Bene, per prima cosa, ascolta il dolore, quando aumenta? quando diminuisce? ci sono movimenti che lo incrementano? Altri invece mi fanno bene? È più la sera? O la mattina? Ecc.

Non posso pensare…mi fa male la spalla bene vado da tre osteopati diversi, cinque fisioterapisti, faccio agopuntura e massaggi tantrici, li pago mi risolveranno il problema. Si può essere, ma può anche essere di no. La spalla è vostra.

Che sia chiaro non vi sto dicendo di non andare dal professionista, un po’ come fanno i no-vax (☞ ᐛ )☞, vi sto dicendo semplicemente di metterci il giusto impegno nel risolvere il vostro infortunio.

Torno a ribadire, impariamo ad ascoltarci, senza scadere troppo nel trascendentale ma, ascoltiamo gli stimoli che ci invia il nostro corpo e agiamo di conseguenza. Vi assicuro che, anche se non riuscirete a risolvere il vostro problema da soli, avrete un sacco di informazioni utili da comunicare al vostro fisioterapista

CONSIDERAZIONI SERALI

Ci sono persone che tendono inesorabilmente alla provocazione, a screditare in continuazione il pensiero altrui, a sminuire il prossimo, subentrano nei discorsi con la loro saccenteria, come a dire, “eccomi io sono dio e la verità ce l’ho in tasca” Ohibò.

Il loro scopo non è interagire, confrontarsi, bensì mostrarsi al pubblico, in tutto il loro splendore.

Probabilmente scorrendo il loro albero genealogico, scopriremmo che discendono da antiche dinastie di re.

Anche se è più probabile che i loro antenati fossero degli umili sguatteri (con tutto il rispetto).

Amici miei, se ancora ne ho, sappiate che queste sono persone deboli ed insicure. Se voi li attaccate, loro si volatilizzeranno nelle crepe dei muri come scarafaggi.

Ribadisco, entrate sempre in punta di piedi e con umiltà nei pensieri altrui.